Dieci righe

il blog di Eugenio Cipolla

Provano a riscrivere la storia della caduta di Prodi

Berlusconi-e-De-gregorio

Torno ad aggiornare questo  blog a distanza di cinque mesi. Vuoi per pigrizia, vuoi per mancanza di ispirazione, ogni cosa ha il suo tempo. Ed oggi è arrivato quello di riprendere a scrivere su questo spazio lasciato vuoto per molto, troppo tempo. Non posso non commentare quanto successo ieri a Napoli. I giudici della prima sezione penale del Tribunale partenopeo hanno infatti condannato Silvio Berlusconi a tre anni di reclusione per la presunta corruzione dell’ex senatore Sergio De Gregorio. Scrivo presunta perché, trattandosi di una condanna di primo grado, è senza dubbio fuorviante dire, come ha fatto qualcuno (si legga Repubblica, Prodi e parte del Pd), che la verità è finalmente venuta a galla.

Capisco che questa vicenda non sia prioritaria per molti di voi. Ben comprendo che la crisi greca, la bolla finanziaria che sta per scoppiare in Cina, l’avvicinarsi della fine della moneta unica e il riaccendersi della guerra fredda, siano più importanti rispetto all’ennesimo e stucchevole processo nei confronti di Silvio Berlusconi, ma quello che sta accadendo, complice la distrazione cronica dell’opinione pubblica italiana, è un abile tentativo di riscrivere la storia per riabilitare l’immagine di alcuni e screditare quella di altri.

Quando Prodi afferma che senza quella corruzione sarebbe «ancora premier», assomiglia a quei tifosi che, il giorno dopo aver perso una partita giocata male, si attaccano alle occasioni mancate per dire che se la palla fosse entrata sarebbe finita in modo diverso. Ma a stupire di più, come sempre d’altronde, ci pensa Repubblica con il solito editoriale, stavolta a firma di Stefano Folli (cosa non si fa per campare), dove dimostra il suo garantismo a fasi alterne. Secondo il quotidiano di Largo Fochetti il Berlusconi condannato in primo grado è colpevole definitivamente, perché con la sentenza di ieri la verità è stata finalmente accertata. E De Luca? Perché per lui vale il garantismo e la presunzione d’innocenza? Mistero.

Su questa vicenda ho scritto tante volte, ripercorso per filo e per segno tutte le tappe e sono pronto a rifarlo oggi, affermando con sicurezza e con oggettività che il secondo governo Prodi nel 2008 non cadde certo per mano di Berlusconi.

La storia è questa: il 14 ottobre 2007 Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia, viene iscritto nel registro degli indagati della procura di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta Why Not dal sostituto procuratore Luigi De Magistris. L’ipotesi di reato è abuso di ufficio. Mastella è sospettato di essere coinvolto in una rete costituita da politici, imprenditori, giudici e massoni che operano con l’obbiettivo di ottenere finanziamenti dallo Stato e dall’Ue. Il colpo di scena, però, arriva il 16 gennaio 2008, quando la procura di Santa Maria Capua Vetere emette un ordine di custodia cautelare nei confronti della moglie di Mastella, Sandra Lonardo, accusata di concussione nell’ambito di un’inchiesta più ampia, che vede implicati, oltre lo stesso Mastella, decine di politici campani (il processo è ancora in corso e, se va avanti, così presto incontrerà la “signora prescrizione). Il giorno dopo Mastella si dimette, annunciando che il suo partito, l’Udeur, darà al governo Prodi solo l’appoggio esterno. Prodi respinge le dimissioni, ma la tensione nella maggioranza sale (Di Pietro attacca duramente Mastella, il quale, a sua volta, aveva accusato la magistratura di indagare su di lui  solo per fini politici), a tal punto che, qualche giorno dopo, Mastella ufficializza la sua posizione ed esce definitivamente dalla maggioranza. Così il 24 gennaio il governo Prodi cade. Votano a favore del governo 156 senatori, contro 161. Ben cinque voti di differenza (dunque questo De Gregorio non è stato così decisivo, come scrivono alcuni). La cosa bizzarra è che due mesi e mezzo dopo, l’8 marzo, la Procura Generale di Catanzaro, che aveva avocato a sé le indagini, togliendole dalle mani di De Magistris, chiede l’archiviazione delle accuse a carico di Mastella. Nelle motivazione il Gip non scriverà soltanto che “non vi erano neanche gli estremi per poter iscrivere Mastella nel registro degli indagati”, ma che, addirittura, lo stesso De Magistris era “in evidente conflitto d’interessi, poiché aveva iscritto nel registro degli indagati il ministro Mastella, dopo che quest’ultimo aveva chiesto al Csm il suo trasferimento cautelare”.

Insomma, i fatti sono questi. Poi si può provare a interpretarli come si vuole. Berlusconi può essere simpatico o antipatico, ma la realtà dei fatti è che siamo di fronte a una condanna, l’ennesima, davvero assurda per diversi motivi:

– Il processo, trattandosi di reati compiuti presumibilmente tra il 2007 e il 2008, va in prescrizione a novembre 2015 e, a meno di clamorosi record del mondo, non si arriverà a sentenza definitiva. Che motivo c’era, dunque, di procedere lo stesso? Con dieci milioni di fascicoli arretrati, tra civile e penale, non è uno spreco di tempo e di denaro pubblico continuare procedimenti destinati ad essere decapitati dalla mannaia della prescrizione? Il sospetto, come si diceva in apertura di questo post, è che qualcuno stia provando a far passare un solo ed unico messaggio: Berlusconi è un corruttore di parlamentari. Che poi si tratti di una sentenza di primo grado (anche nel processo Ruby venne condannato in primo grado e assolto nei gradi successivi, ndr) poco importa. L’importante è far arrivare nelle case degli italiani il messaggio.

Nelle ultime tre legislature, dati alla mano (basta consultare openpolis.it e il sito Camera sulla legislature precedenti), in Parlamento ci sono stati più di 500 (cinquecento, sì) cambi di casacca. Abbiamo assistito alla scissione di Fini nel 2010, che si portò via 50 parlamentari della maggioranza, all’addio di Alfano, che ha portato in dote ai governi di sinistra più di 60 parlamentari, all’implosione di Sinistra Ecologia e libertà, con un nutrito gruppo di ex vendoliani che sono passati con il Pd di Renzi. Eppure l’unico indagato, processato è stato Silvio Berlusconi. Un po’ singolare come statistica. Insomma, siamo alle solite: se uno passa da destra a sinistra è un eroe della patria, se passa da sinistra a destra è un corrotto. Tutto questo in barba all’art.67 della Costituzione, dove c’è scritto chiaramente che ogni parlamentare rappresenta la nazione e agisce senza vincolo di mandato. Nessuno ricorda che De Gregorio, quando entrò in politica, non era affatto schierato a sinistra. In origine, l’ex senatore aveva aderito a Forza Italia, solo successivamente fu accolto da Antonio Di Pietro. Perché nessuno ha mai indagato su quel passaggio?

– L’obiezione che fanno molti in questa vicenda, a chi prova a difendere Berlusconi, è la seguente: «De Gregorio è reo confesso, come fai a dire che non è stato corrotto?». Il 16 aprile 2012, durante una puntata di Porta a Porta, fu lo stesso De Gregorio a smentire la presunta corruzione. Intervistato dal sempre eterno Bruno Vespa, disse testuali parole: «Assolutamente no. Non è stato un passaggio remunerato, non ho mai preso soldi per passare al Pdl». Qualche tempo dopo, quando venne alla luce che Forza Italia aveva concesso un cospicuo contributo al suo movimento, De Gregorio preciso che si trattava di soldi «erogati regolarmente alla luce del sole. Questa cosa è assolutamente nota, è già passata al vaglio dei magistrati ed è stata archiviata». Perché, dunque, tempo dopo ha cambiato idea? La tesi del pentimento mistico è abbastanza ridicola, se pensiamo che nel frattempo alcuni dei suoi processi, tra i quali quello relativo ai finanziamenti presi da L’Avanti in maniera irregolare, si sono misteriosamente arenati e che lui, patteggiando, non si è fatto nemmeno un giorno di galera. E’ vero che a pensar male si fa peccato, ma molte volte ci si azzecca. E’ utile ricordare a coloro che oggi si basano sulle dichiarazioni di De Gregorio per asserire che si tratta di una prova inconfutabile, che Falcone, per esempio, non ha mai fatto processi basandosi sulle dichiarazioni dei pentiti, poiché sapeva come, nonostante “il pentimento”, queste persone rimanevano sempre inaffidabili, essendole state in passato per il sistema intero.

 

 

 

 

Annunci

I punti dell’accordo di Minsk

minsk

Ecco i punti dell’accordo di Minsk sulla crisi ucraina:

1. Cessate il fuoco immediato e totale nelle regioni di Donetsk e Luhansk dal 15 febbraio.

2. Ritiro di tutte le armi pesanti in modo da creare una zona cuscinetto di almeno 50 chilometri per l’artiglieria con un calibro di 100 millimetri o oltre, 70 chilometri per i lanciarazzi multipli, 140 chilometri per sistemi di lancio multipli Tornado e altri. Per le truppe ucraine la zona comincia dalla linea del fronte, mentre secondo i ribelli inizia dalla linea del fronte al 19 settembre scorso, data dell’ultima intesa a Minsk. Tuttavia i separatisti si sono spinti in territorio governativo nel frattempo. Il ritiro delle armi pesanti deve cominciare entro 48 oltre dall’avvio della tregua, perciò entro il 17 febbraio, e non durare più di 14 giorni.

3. L’Osce verificherà la tregua e il ritiro delle armi pesanti dal primo giorno e potrà usare droni e satelliti.

4. Il primo giorno dopo il ritiro delle armi pesanti, dovrà iniziare un dialogo sull’organizzazione di elezioni locali a Luhansk e Donetsk oltre che sul futuro “regime” nelle aree separatiste, sulla base della legge Ucraina che concede loro temporanea autonomia. Entro 30 giorni il Parlamento ucraino dovrà varare un decreto che definisca i confini geografici della zona autonoma, sula base dell’intesa di settembre. Le regioni separatiste hanno il diritto di decidere il linguaggio da usare.

5. Dovrà essere adottata una legge che garantisca l’amnistia per coloro che hanno partecipato al conflitto a Donetsk a Luhansk, che avranno garantità l’immunità penale.

6. Rilascio e scambio di tutti gli ostaggi e i prigionieri detenuti illecitamente, sulla base “tutti in cambio di tutti”, a partire da cinque giorni dopo il ritiro delle armi pesanti.

7. Garanzia di accesso e distribuzione degli aiuti umanitari.

8. Le parti dovranno lavorare per restaurare i legami sociali ed economici, compresi il pagamento di pensioni e tasse. L’Ucraina ristabilirà un sistema bancario nelle aree del conflitto, con la possibilità di un meccanismo internazionale per facilitare i trasferimenti di denaro.

9. L’Ucraina avrà pieno controllo dei suoi confini territoriali in tuta l’area del conflitto. Il processo dovrebbe iniziare il giorno dopo le elezioni locali e va completato entro fine 2015, a condizione che siano state attuate le riforme costituzionali al punto 11.

10. Ritiro di tutti i gruppi armati stranieri, equipaggiamenti militari e mercenari dall’Ucraina, sotto la vigilanza dell’Osce. I gruppi illegali andranno disarmati.

11. Una nuova Costituzione Ucraina, concordata con i rappresentanti di Donetsk e Luhansk, dovrà entrare in vigore entro fine 2015 con una previsione di decentramento. Legislazione sulla status speciale delle regioni ribelli entro fine 2015.

12. Elezioni locali nelle regioni separatiste, monitorate dall’Osce, ma non c’è data fissata.

13. Intensificazione dell’attività del gruppo di contatto trilaterale con la creazione di gruppi di lavoro per attuare il piano di pace.

L’accordo è stato firmato dal cosiddetto gruppo di contato sull’Ucraina: i leader separatisti di Donetsk e Luhansk, l’ex presidente ucraino Leonid Kuchma, l’ambasciatore russo a Kiev Mikhail Zurabov e l’inviato dell’Osce Heidi Tagliavini.

Perché i media italiani tacciono su cosa sta accadendo in Ucraina

ImmagineDa qualche mese a questa parte sui media itlaliani l’Ucraina è letteralmente scomparsa. Sui giornali ogni tanto appare qualche trafiletto che informa di come la guerra vada avanti, mentre i notiziari si limitano a ignorare la questione come nulla fosse. Per carità, pretendere un’informazione h24 su un tema che non riguarda direttamente il nostro paese forse è troppo, ma siccome si tratta del conflitto europeo più grave dalla guerra dei Balcani non è nemmeno da snobbare. Leggi il seguito di questo post »

Quelli di #JeSuisCharlie

je-suis-charlie#JeSuisCharlie era una cosa bella in principio. Esprimeva infatti il senso di appartenenza del pianeta intero verso quei principi di libertà e tolleranza che sono un po’ i valori fondanti del mondo occidentale. In Italia, però, come sempre, tutto questo è stato stravolto. Politicizzato, è la parola più esatta. Doveva essere una cosa di tutti, invece con il tempo sta diventando una cosa per pochi, una cosa di sinistra. Leggi il seguito di questo post »